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Di Carlo Roberto Petrini

 
 
 

Jacopo Scassellati, Attrazioni, olio su tavola

 

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Spoleto Festival 53. A Palazzo Pianciani le opere del Premio Arciere

La bella rassegna d'arte, che si può vedere fino al 18 luglio, presenta giovani artisti di grande talento.

Spoleto

18/07/2010

Ultima puntata con la grande mostra a Palazzo Pianciani, curata dal noto critico d’arte Vittorio Sgarbi.
La rassegna spoletina ha accolto anche le opere del Premio Arciere, istituito nel 2009 a Sant'Antioco, in concomitanza con l'annuale sagra del santo eponimo, patrono della Sardegna. Il nome del Premio rende omaggio a un prezioso bronzetto nuragico, trafugato illegalmente da Sant'Antioco e di recente recuperato dal museo archeologico locale, eletto a simbolo dall'Associazione Sulcitana di Storia e Archeologia che ha ideato la manifestazione.
L’edizione 2010 del Premio Arciere ha coinvolto 120 artisti, fra amatori e professionisti, alcuni dei quali considerati fra i maggiori esponenti in assoluto della figurazione nazionale.
Altra novità di quest’anno è stata l’edizione di un catalogo, con testi di Sgarbi che si sono proposti di sollecitare il dibattito sulla funzione civile dell’arte, in una situazione nazionale da emergenza culturale, ribadendo le motivazioni che hanno giustificato la nascita del Premio Arciere.
Le opere presenti al festival dei Due Mondi di Spoleto sono in totale 85 di cui 55 invitati da Vittorio Sgarbi. La bella esposizione vede anche presenti artisti di straordinario talento, come il giovane Jacopo Scassellati di Sassari, presente con l’opera “Attrazioni”, olio su tavola, 2010, che ha ottenuto la menzione speciale della Giuria. Scassellati, 21 anni quest’anno, è già un pittore e di notevoli capacità tecniche. Dipinge ritratti dal vero, paesaggi e nature morte. Ma di questo “giovin pittore” colpiscono soprattutto i ritratti, dove riesce ad evidenziare l’essere del soggetto ritratto.
Accanto alla esposizione del Premio Arciere c’è da vedere di Beatrice Caracciolo, scrive Vittorio Sgarbi nel catalogo: “un’opera con lamine di zinco precariamente collegate per costituire una passerella aerea che sembra un’estrema variazione dei mobili di Calder che ebbero privilegiato teatro a Spoleto”.
Continuando la visita si incontrano le originali invenzioni di Carmelo Giallo. Le sue prime sculture risalgono al 1977. Nel 1990 intraprende una ricerca sulla ceramica, incorporando questa al suo territorio e viceversa attraverso l’uso e lo studio di alcune terre che utilizza nelle composizioni degli smalti e colori che prepara artigianalmente.
Nelle sue opere in ceramiche, i colori, per la loro profondità, sono diffusi da un alone di mistero dove le forme dei toni si mescolano tra di loro diventando inafferrabili allo sguardo.
In questa rassegna trovano spazio i disegni di Osvaldo Licini (1894 - 1958), il quale, scrive Stefano Papetti nel catalogo, “fra gli artisti del Novecento italiano, è certamente quello che maggiormente si è servito del mezzo grafico come di uno strumento indispensabile a mettere a fuoco le immagini che si affollavano nella sua mente trovando un precedente, nel quadro dell’arte marchigiana, soltanto nell’opera del singolare visionario Fortunato Duranti (1787-1863), anche’egli come Licini, nato in prossimità dei monti sibillini, in luoghi segnati sin dal Medioevo dalla presenza di fate e di altre figure immaginarie, rievocate nel “Guerrin Meschino” e ben note anche oltre i confini regionali”.
L’itinerario di visita termina con l’artista Grazia Cucco. Artista assai singolare, pura, ricca di sentimenti per il prossimo e per i suoi amici: frati, suore, animali, manager di grandi aziende, personaggi famosi, contadini, persone emarginate. Scrive Sgarbi nel catalogo: “Ciò che entra negli occhi ed esce dalla Mente di Grazia Cucco è assolutamente originale e autentico, e presuppone una verginità dello sguardo che si incrocia con i turbamenti della psiche. Un esempio di surrealismo spontaneo, non elaborato, necessario. Una spiritualità umana, immanente, non mistica, e un’assoluta, inedita, originalità”.



 

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