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Di Carlo Roberto Petrini

 
 
 

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SPOLETO FESTIVAL 53: a vent'anni dalla scomparsa di Tadeusz Kantor, un omaggio alla sua figura di gigante della scena e di intellettuale d'avanguardia.

Fino al 4 luglio, nel suggestivo spazio del Battistero di Piazza Duomo,Spoleto, si possono vedere le sue Macchine teatrali.

Spoleto

19/06/2010

Ricostruzione scenica e videoinstallazione a cura di Ania Halczack, Janusz Jarecki, Bogdan Renczynski, Felice Cappa e Franco Laera.
Un progetto della Cricoteka di Cracovia/Centro di Documentazione dell´Opera di Tadeusz Kantor,
CRT Artificio di Milano, Istituto Polacco di Roma e Museo delle Marionette "Antonio Pasqualino"di Palermo.
Spoleto presenta le estrose macchine sceniche che caratterizzarono gli spettacoli di Kantor, uno dei talenti creativi più originali e incisivi dell'intera nostra epoca.
“A vent´anni dalla sua scomparsa – come affermano i curatori dell’evento espositivo - la figura di Kantor è sempre viva e torna ad abitare il Battistero di Piazza Duomo per far rivivere alcuni spettacoli del Teatr Cricot 2, perfette macchine della memoria, tra cui La Classe Morta e La macchina dell´amore, che pochi hanno visto nelle recite a Milano e a Kassel”.
Nel paesaggio degli oggetti/sculture creati per questi spettacoli e con il supporto di documenti originali in video da poco restaurati, quanti non hanno avuto la possibilità di assistere alle sue "sessioni drammatiche" potranno trovare le immagini, l´atmosfera, le luci, le voci, i suoni e le sensazioni di quelle macchine teatrali delle emozioni, che hanno segnato profondamente la storia del teatro contemporaneo.
Tadeusz Kantor, uno dei più grandi drammaturghi del Novecento, nasce il 6 aprile 1915 a Wielopole, un villaggio a pochi chilometri da Cracovia, da madre cattolica e padre ebreo. E' però costretto a crescere con la sola madre e lo zio prete, poiché il padre, dopo la fine della prima guerra mondiale, era fuggito con un'altra donna, senza far mai più ritorno a casa. Di lui si sa però che morì qualche decennio dopo nei campi di sterminio. Dopo aver completato l'istruzione primaria nell'economicamente depressa Polonia, il futuro drammaturgo si iscrive poco più che maggiorenne all'Accademia di Belle Arti di Cracovia, dove assimila la lezione teatrale delle teorie artistiche di matrice simbolista e del Bauhaus. Il talento di Kantor si è comunque sempre espresso in più direzioni. Durante la seconda guerra mondiale si ritrova a fabbricare bambole (memore della lezione di Gordon Craig, suo insegnante in Accademia, teorico della supermarionetta teatrale), ma è anche pittore e decoratore. In seguito, fonda il Teatro Indipendente, una compagnia teatrale clandestina che raccoglie attori e artisti, condannata a perpetuare le sue rappresentazioni in condizioni di estrema difficoltà e con lo spauracchio di vedersi le bombe cadere in testa da un momento all'altro. Di fatto, questo tipo di esperienza, il contatto diretto da un lato con la morte e dall'altro con la paradossale sublimità del teatro, lo porta ad elaborare una visione del tutto personale della performance teatrale, in cui si percepisce distintamente il senso frustrante della perdita di certezze tipica del Novecento (così com'è tipico il senso della precarietà della vita). Ma è solo nel 1955, che Kantor dà vita a quella che è ricordata come una delle più grandi esperienze del Teatro europeo del nostro secolo il "Cricot 2" (anagramma dell'espressione polacca "ecco il circo"). Un gruppo di artisti eterogenei, attori professionisti e dilettanti, pittori, poeti, teorici dell'arte, questa era l'anima del Teatro Cricot 2, una eccezionale fusione tra la pittura ed il Teatro. D'altronde, la passione per la pittura, ha contribuito non poco a fare di Kantor un uomo di Teatro molto speciale, incapace di lasciarsi influenzare da qualsivoglia dottrina costituita. Fino alla metà degli anni settanta, la compagnia (composta da artisti ma non attori professionisti) rappresenta solo sei spettacoli, di cui cinque su testi di Stanislaw Witkiewicz. La prassi kantoriana, in questo periodo, è infatti la sperimentazione di diversi linguaggi sui testi di un unico autore. Kantor e il Cricot 2 acquistano però fama mondiale fra il 1975 e il 1980 con la celebre opera teatrale "La classe morta". In essa non si sviluppa una storia e i personaggi vi appaiono piuttosto come in una struggente evocazione. L'autore stesso l'ha definita una "seduta drammatica" che passa attraverso una comicità livida e familiare allo stesso tempo, straziata dal nichilismo. Durante questi anni, dunque, Kantor acquista notorietà internazionale anche come artista figurativo e sperimenta sia la tecnica. Spoleto dedica a questa straordinaria pagina una originale mostra tutta da vedere.


 

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