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Mosaici - Pietrarossa

 
     

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A Trevi – Umbria - riemerge l'antico municipio romano.

IV campagna di scavo archeologico nel sito di S. Maria di Pietrarossa. La scoperta è di rilevanza nazionale

Carlo Roberto Petrini

Trevi, 26/08/2018

Venerdì 3 agosto 2018 si è conclusa la quarta campagna di scavo archeologico nel sito di S. Maria di Pietrarossa, all’interno del territorio comunale di Trevi. Le indagini conoscitive sono state condotte su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in accordo con l’Università degli Studi di Perugia, con la Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Umbria nella figura della Dott.ssa G. Sabatini (Funzionario di zona della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria) e con il Comune di Trevi, sotto la direzione scientifica della prof.ssa D. Scortecci (Docente di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università di Perugia) e la coordinazione sul campo degli archeologi Stefano Bordoni, Luca Boldrini e Alessio Pascolini dell’Associazione culturale Umbria Archeologica. L’attività di scavo si è svolta con il sostegno economico della ditta Luigi Metelli s.p.a. e ha visto la partecipazione di circa 40 studenti provenienti da numerosi Atenei italiani (Università degli Studi di Perugia, Università di Roma “La Sapienza”, Università di Firenze, Università di Ferrara, Università di Siena e Università degli Studi di Bologna).
Le indagini conoscitive, condotte secondo le più avanzate tecnologie nel campo della ricerca archeologica, nel corso delle quattro campagne di scavo, hanno permesso di acquisire nuovi importanti dati, utili alla comprensione e definizione dell’organizzazione spaziale e topografica dell’intera area e della sua trasformazione nel corso del tempo. Le operazioni di scavo, hanno portato al rinvenimento di numerose strutture murarie probabilmente riferibili ad un complesso abitativo di età romana verosimilmente identificabile con l’antico municipio romano di Trebiae..
Di particolare rilevanza il ritrovamento di pavimenti a mosaico. Uno dei vani individuati presenta una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a descrivere un ottagono inscritto in un quadrato definito da una treccia a due capi continua. Lo spazio interno dell’ottagono è a sua volta rimarcato da una seconda cornice, con onde correnti in nero fascia in rosa, che delimitano l’area occupata dalla decorazione centrale figurata della Gorgone. Il volto della Gorgone, dai lineamenti piuttosto incerti, è definito da tessere di colore nero, bianco e rosa alle quali si aggiungono tessere in pasta vitrea impiegate per la descrizione delle due alette, che le incoronano la testa, e i serpenti che le circondano l’ovale del viso. La pavimentazione, in ottimale stato di conservazione, può essere collocata all’interno della cultura musiva di III secolo d.C. Il vano, alla luce della sua estensione così come del motivo decorativo riportato sul mosaico, può essere interpretato come un piccolo cubicolo.
Due diversi corridoi, dotati di pavimentazione in cocciopesto, dovevano mettere in comunicazione il cubicolo con le atre stanze del complesso abitativo, mentre una rampa di scale consentiva l’accesso ad un piano superiore, oggi soltanto intuibile.
Un secondo vano di grandi dimensioni presenta una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di nove grandi immagini disposte in maniera regolare su tre diversi registri. Si alternano rappresentazioni di animali, quali cervo, cavallo, toro e serpente, a figure antropomorfe, entrambe dotate di corpi pisciformi. Alcune delle figure animali risultano inoltre cavalcate da piccoli eroti alati. La pavimentazione, in discreto stato di conservazione, è ancora in fase di studio. Risulta pertanto da definire l’orizzonte cronologico entro cui poter collocare la pavimentazione, cosi come l’originaria destinazione d’uso del vano.
Al capo opposto del grande mosaico, poi, è stata terminata l’indagine di un ulteriore ambiente absidato, originariamente rivestito per tutta la sua superficie da lastre marmoree, alcune delle quali ancora in situ.
In occasione dell’ultima campagna è stato infine messo in luce parzialmente un nuovo ambiente mosaicato, di notevoli dimensioni, ubicato in una porzione periferica dell’area di scavo. Il motivo è anche qui di carattere mitologico-marino con una nereide seduta sulla coda di un tritone. Le figure sono finemente tracciate tramite tessere bianche, rosa e rosse, con dettagli in tessere nere, ottenendo così una resa anatomica fortemente plastica. Tutt’intorno la scena è inquadrata da una grande cornice organizzata in specchiature triangolari alternate e differenziate per colore, bianche, rosa e rosse. L’ambiente si raccordava a quello rivestito da lastre marmoree tramite una breve scalinata in grandi blocchi litici di ottima fattura.
Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha consentito di documentare una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica inclusa tra il III secolo a.C. ed il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.

A maggio 2018 è stato presentato in anteprima il volume L’area archeologica di Pietrarossa e l’antico territorio di Trevi. Studi e Ricerche, curato da Donatella Scortecci , edito dalla casa editrice Daidalos. con il sostegno economico della Ditta Luigi Metelli.Il volume nasce dal duplice intento di pubblicare quanto prima i dati di scavo provenienti dalle prime campagne 2005-16 con qualche deroga alla campagna 2017 e, contemporaneamente, di approfondire le indagini relative all’antico territorio di Trebiae, Trevi romana, tutto questo in funzione di una lettura integrata tra i dati di scavo e il contesto nel quale si inseriscono le interessanti strutture di Pietrarossa. L’ambito tematico e la prospettiva cronologica dei contributi di approfondimento è molto ampia e questo ha permesso di ricostruire un quadro del paesaggio storico della valle Umbra meridionale (tra Foligno e Spoleto) di grande interesse per le dinamiche insediative locali. Già il titolo del volume sintetizza l’ambito e la finalità delle ricerche distinguendo formalmente due momenti: una parte dedicata alla pubblicazione della documentazione inedita provenienti dalle campagne di scavo e una seconda parte dedicata alla raccolta di materiali e di studi sia editi sia inediti funzionali alla ricostruzione del contesto. L’integrazione e il confronto tra i dati emersi (nei diversi approfondimenti) ha permesso già di comprendere meglio il contesto archeologico -nonostante la parzialità delle strutture emerse e contemporaneamente di chiarire i suoi rapporti con il territorio anche in relazioni ai processi di trasformazione dell’insediamento urbano e rurale fra tarda antichità e medioevo. Si parla di un territorio in cui la presenza di un complesso fluviale molto articolato, incentrato sul corso del Clitunno, se da una parte favoriva lo sfruttamento agricolo e l’attività economica, dall’altra esponeva frequentemente al dissesto e all’impaludamento. Queste furono verosimilmente le cause della nascita e dell’abbandono del sito dell’antica Trebiae, a Pietrarossa.

 
 


 

 
 
   

 

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